SCANDALO RUBY NON FUGGO E NON LASCIO

22.01.2011 18:44


In un collegamento telefonico con un convegno del Pdl a Milano, il premier parla di "spionaggio" e si scaglia anche contro Fini, definendolo parte del "disegno eversivo" architettato nei suoi confronti. "Clamoroso uso politico della giustizia". Ma Bersani e Veltroni ribadiscono: "Vada dai magistrati". Analoga la richiesta di Casini. Alfano: "Insopportabile ipocrisia di certe vestali". Gelmini: "Fango si tradurrà in consenso"

MILANO - "E' normale in una normale democrazia che il presidente del Consiglio sia sottoposto a uno spionaggio del genere?". In un collegamento telefonico con un convegno del Pdl a Milano, il premier Silvio Berlusconi torna a stigmatizzare le modalità con le quali è stata condotta l'inchiesta da parte dei pm di Milano. Riferendosi in particolare alle intercettazioni, ha detto: "Non sono state fatte a seguito di una notizia di reato ma per costruire una notizia di reato". E ribadisce: "E' un disegno eversivo, non mi dimetto".

Ma le opposizioni tornano invece a chiedere con forza un passo indietro del premier: "Qualsiasi soluzione è meglio di questa situazione, anche le elezioni, perché le vinciamo", dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Dimissioni chiede anche 
Walter Veltroni 1, a meno che il premier non "sia in grado di chiarire tutto davanti ai magistrati". Difendono invece Berlusconi a spada tratta gli esponenti del governo e del Pdl.  ''Siamo certi - ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini - che tutto questo fango si tradurrà in ulteriore consenso  e ulteriore fiducia per Berlusconi''. Mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano parla di "insopportabile ipocrisia di certe vestali della virtù e dei sacerdoti della decenza". Per il capogruppo di Fli alla Camera "le elezioni servirebbero a poco in questo momento".

L'intervento di Berlusconi. L'invito a comparire inviato dalla magistratura a Silvio Berlusconi non era "di due, tre pagine ma un volume di quasi 400 pagine di intercettazioni per ottenere invece di un effetto giudiziario un effetto mediatico e politico", ha detto Berlusconi, ribadendo che "prove in quelle intercettazioni non ci sono". "Siamo di fronte - ha aggiunto - a un clamoroso uso politico della giustizia e dunque reagiamo". "Faremo prevalere - ha concluso - la volontà degli elettori e la verità".

Berlusconi ha attaccato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, accusandolo di aver avuto un ruolo in quello che definisce "disegno eversivo" costruito nei suoi confronti, sostenendo che "dal 2008 al 2010 Fini, non a caso, ha bocciato tutte le possibili riforme della giustizia a partire dalla legge sulle intercettazioni. Poi, non a caso, è stata preparata, costruita e messa in atto la scissione di Futuro e Libertà". A suo dire, "il progetto era mettere in minoranza e mandare a casa, sommando i pochi voti a quelli della sinistra, il nostro governo eletto dagli italiani, ma il disegno eversivo è fallito". Ed è a questo punto che "è scattata l'operazione giudiziaria".

"Non fuggo e non mi dimetto", ha però concluso Berlusconi, definendo la situazione attuale "insieme grave e paradossale". Berlusconi ha parlato del "ricorso all'arma impropria dell'uso politico della giustizia". "Ho reagito a un'autentica aggressione - ha aggiunto - Per l'Udc e Fli ora sarei io che aggredisco perché reagisco a un autentico tentativo eversivo".

Bersani e Veltroni: dimissioni. Aprendo la manifestazione di Modem (la minoranza del Pd) al Lingotto di Torino, Veltroni si appella al premier: "Berlusconi per una volta pensi al Paese ferito, ai cittadini, faccia un passo indietro e si dimetta nell'interesse dell'Italia". Veltroni parla davanti Pier Luigi Bersani seduto in prima fila. E sarà proprio il segretario, più tardi, ad apprezzare le parole di Veltroni e a rincarare la dose: "Tutto è meglio di questo, anche le elezioni. Noi siamo pronti e le vinciamo: la situazione è drammatica. Berlusconi lasci, si dimetta. Solo noi siamo costretti a subire la violenza di un potere immorale che è riuscito a trasformare la leaderhsip in una satrapia e a fare del consenso il grimaldello per la rottura di ogni regola scritta e non scritta". Per il dopo Berlusconi Bersani chiede "una fase ricostruttiva, con nuove  regole del gioco e un nuovo patto sociale". 

Bocchino. 
"L'unico disegno eversivo a cui abbiamo assistito è quello di Berlusconi contro se stesso. Sarebbero bastati comportamenti diversi per non giungere a questa situazione e credo che questo quadro faccia anche comprendere perchè siamo divuti giungere ad una rottura dolorosa per noi" dice il finiano Italo Bocchino. 

Casini: basta Bunga Bunga. "Le elezioni non sono una soluzione, ma se dobbiamo avere un governo che si occupa del bunga bunga e non degli italiani, allora sono una soluzione positiva". 

Alfano: Bersani pensi ai voti. "Invece di dieci milioni di firme, il partito Democratico dovrebbe trovare dieci milioni di voti", ironizza il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, commentando la proposta lanciata nei giorni scorsi da Pier Luigi Bersani di 
una petizione per mandare a casa Berlusconi 2.

Gelmini: fango si tradurrà in consenso. Il caso Ruby finirà con il favorire Silvio Berlusconi sotto il profilo del consenso popolare. La previsione è del ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, che ha parlato delle ripercussioni dell'inchiesta in corso a Milano durante il suo intervento a un convegno promosso dal Pdl nel capoluogo lombardo. ''Siamo certi - ha detto la Gelmini - che tutto questo fango si tradurrà in ulteriore consenso  e ulteriore fiducia per Berlusconi''.

 

(22 gennaio 2011)