Sì, ma è finito il berlusconismo?di Floriana Bulfon e Fabio Chiusi

17.11.2010 19:21

 l Cavaliere è in panne. Ma quanto durerà la subcultura che ha inoculato negli italiani con il suo dominio politico e mediatico? Le risposte di politici e analisti di ogni area, da Vendola a Stracquadanio, da Marino a Guzzanti

(16 novembre 2010)

Silvio Berlusconi e Ruby in versione terracotta per il presepe napoletanoSilvio Berlusconi e Ruby in versione terracotta per il presepe napoletanoIndifferenza alle regole, disprezzo dei poteri intermedi tra il capo e il popolo, demagogia sfrenata, fabulazione che tracima spesso nella bugia evidente, culto della convenienza personale, machismo oltre ogni limite e riduzione della donna a oggetto estetico: il berlusconismo, come fenomeno culturale, è tutto questo e molto altro. 

E ora che il Cavaliere è in crisi, ci si chiede se e quando il "retrovirus" inoculato negli italiani in vent'anni di dominio politico e televisivo potrà essere sconfitto. 
Da Italo Bocchino a Ignazio Marino, da Nichi Vendola a Pietrangelo Buttafuoco, da Paolo Guzzanti a Sofia Ventura, ecco le opinioni in merito raccolte da "L'espresso". 

Italo Bocchino, Fli
«Il berlusconismo non nasce all'improvviso e non terminerà in una data precisa. Giovanni Falcone ci ha insegnato che "ogni vicenda umana ha un suo inizio e una sua fine". Futuro e Libertà non è un partito anti berlusconiano, ma è oltre il berlusconismo. Noi ci stiamo lavorando: è solo una questione di tempo».

Andrea Romano, giornalista e direttore di Italia Futura
 
«Il ciclo storico del berlusconismo politico è finito. Il berlusconismo non è riuscito a realizzare il programma del '94, che voleva la liberazione degli 'spiriti animali' italiani in senso positivo. Non è riuscito a farlo ed è diventato conservativo dal punto di vista politico, ma eversivo dal punto di vista personale. Si è consumato un tradimento politico e Berlusconi, come possiamo comprendere in questi giorni, non è riuscito a creare una classe dirigente all'interno del suo partito. Il Cavaliere ha saputo cogliere una trasformazione culturale del paese, ma è stato più efficace come imprenditore culturale e televisivo piuttosto che come politico. In questo sopravvivrà, mentre a mio avviso non sopravvivrà il Berlusconi politico». 

Ignazio Marino, Pd 
«Il berlusconismo ha prodotto poco per il Paese e ha girato troppo intorno ai successi apparenti del 'Cesare'. Le critiche di imprenditori, sindacati e professionisti, le riforme bloccate, testimoniano uno sgretolamento della leadership di Silvio Berlusconi, che porta con sé anche un indebolimento della 'cultura berlusconianà. Da ultime, le frequentazioni con minorenni lo hanno costretto a smettere di negare (anzi a rivendicare) quello stile di vita che sempre più italiani non sopportano (ne sia prova la sua mancata partecipazione al Forum sulla famiglia). A ciò si aggiunge la continua ricerca di una legge che lo salvi dai processi, ignorando la strada persa sul terreno delle riforme, dell'innovazione, della contemporaneità. Sì, la sua epoca, secondo me, è finita».

Marco Belpoliti, scrittore
 
«Credo che il berlusconismo continuerà anche dopo Berlusconi. Il berlusconismo è il narcisismo di massa, la svalutazione dei valori più tradizionali della nostra vita collettiva, è il degrado del costume, l'uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione e della politica. Come fenomeno culturale, come portato della televisione commerciale e della mercificazione della vita quotidiana e dei sentimenti, va al di là di Berlusconi". 

Nichi Vendola, governatore della Puglia
«Il berlusconismo non termina di certo con la caduta di Berlusconi. Ancor prima di fare proposte, il premier è riuscito a proporsi negli ultimi quindici anni come un racconto, una fiction credibile. Quella narrazione oggi presenta diverse smagliature, ma la cultura che le ha fatto da sfondo continuerà a vivere nelle nostre scuole, piazze e nei luoghi di pubblico dibattito per molto tempo. Questo per un motivo molto semplice: nei quindici anni precedenti la sua 'discesa in campo', attraverso le tv, le riviste settimanali e i vari mezzi di comunicazioni di massa è riuscito a esercitare un'egemonia culturale senza precedenti. Il disegno era molto chiaro, lineare: addormentare l'altro e fargli abbandonare ogni forma di critica in nome di chi provvede alla sua serenità. Fino a far passare per ordinario lo scempio cui assistiamo in Parlamento e nei Consigli regionali, dove siedono veline o avvocati di turno del capo. Ci sarà molto da lavorare. Il centrosinistra deve mettere in campo una vera e propria fabbrica delle speranze e dei diritti, ma in modo credibile. Altrimenti lo spauracchio del berlusconismo sarà sempre dietro l'angolo».
  •