Pd: «Berlusconi a casa col voto di maggio»

06.03.2011 21:23

 

Manifestazione pd
«Berlusconi? Ben Ali gli fa un baffo». Pier Luigi Bersani l’aveva detto, a fine gennaio, giusto nelle stesse ore in cui annunciava che il Pd avrebbe raccolto dieci milioni di firme per chiedere al premier di farsi da parte.

E l’8 marzo, quando Rosy Bindi, la portavoce delle Democratiche Roberta Agostini e le altre donne della segreteria entreranno a Palazzo Chigi per portare una parte degli scatoloni contenenti le sottoscrizioni alla petizione «Berlusconi dimettiti», dal palco che sarà allestito nella vicina Piazza di Pietra parlerà anche Maja Jribi: non tanto perché donna, ma in quanto segretario del Pdp (Parti dèmocratique progressiste) che muovendosi in sintonia con la società civile tunisina ha costretto all’esilio Ben Ali.

Bersani parlerà dopo di lei, sfidando ad andare al voto un presidente del Consiglio che «è giudicato un grave impedimento per il Paese dalla maggioranza degli italiani». Il leader del Pd sa che il capo del governo ora può contare in Parlamento su una maggioranza che gli consente di evitare le elezioni anticipate, ma è anche convito che le amministrative di maggio possono dare una scossa di cui dovrà tener conto.

La mobilitazione per le firme anti-premier è la prima parte di questa campagna elettorale, che Bersani vuole giocare sul doppio valore del voto: «Per le città e per il Paese». E a poco servirà, nel suo ragionamento, l’attacco all’iniziativa portato dai vertici del Pdl e da quotidiani come “Libero” e “il Giornale”. Le firme false inserite on-line? Dice il vicesegretario del Pd Enrico Letta: «La sostanza è che ci sono milioni e milioni di firme di cittadini italiani determinati a mandare a casa Berlusconi nonostante l’azione di alcuni, che hanno cercato di delegittimare questa operazione».

Se poi ci sono dubbi espressi da dirigenti del Pd, come il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto («raccogliere 10 milioni di firme non può essere l’unico modo che abbiamo per rappresentare l’indignazione degli italiani») o il sindaco di Bari Michele Emiliano («Berlusconi se ne frega delle nostre firme»), una risposta arriva dal capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini: «C’è un’opposizione in Parlamento, che stiamo facendo in modo determinato e propositivo, ma c’è anche una mobilitazione della società civile che deve far sentire la propria voce e deve dimostrare che l’Italia è ancora capace di indignarsi e di reagire».

La raccolta delle firme andrà avanti anche dopo che «le prime milionate» (Bersani dixit) saranno recapitate a Palazzo Chigi perché «dobbiamo continuare a dare agli elettori la possibilità di manifestare la propria volontà - dice il responsabile Organizzazione del Pd Nico Stumpo - che è la cosa che più ha fatto impazzire Berlusconi e i suoi accoliti». L’altra occasione che avranno sarà a metà maggio, quando andranno alle urne 13 milioni di italiani.
6 marzo 2011