La crisi congelata piace al premier: torna l'idea del rimpasto

18.11.2010 19:07

 Berlusconi è «fiducioso». Voleva frenare il precipitare della crisi e un mese in più lo rassicura, Perché «il tempo costringe Fini a scoprire le carte del suo gioco». Il Cavaliere è testardo e crede ancora che il presidente della Camera «andrà a Canossa prima che si spezzi la fune». Cosa accadrebbe se il 14 dicembre la Camera votasse la sfiducia al governo? «Non credo che accadrà - replica il Cavaliere - sono abituato a prendere in considerazione solo le situazioni che considero probabili». Berlusconi è convinto che i giochi siano ancora «tutti da fare» e spera di rimanere in sella senza pagare neppure il dazio delle dimissioni, della crisi pilotata e del reincarico. 


Pronto a scendere in campo per avviare da Matrix la sua campagna elettorale, ieri ha cambiato programma. La tregua sulle mozioni siglata da Schifani e Fini sotto l’egida del Quirinale, che rinvia la verifica a dopo la Finanziaria, gli è andata «più che a genio». E i consiglieri più moderati, da Letta a Bonaiuti, lo hanno messo in guardia dalle ricadute negative di un’apparizione televisiva che avrebbe «strappato la tela che si cerca di tessere con i finiani moderati». Gli stessi «che non voteranno mai la sfiducia a questo governo» e dei quali «Fini non potrà non tenere conto se vuole mantenere uniti i suoi». L’obiettivo prioritario non è quello di sottrarre parlamentari al Fli, ma di «attendere con fiducia gli esiti del dibattito in corso tra i finiani». E in questo clima non è passata inosservata, ieri, la dichiarazione di Benedetto Della Vedova: «le possibilità di un governo forte e all'altezza dei problemi ci sono tutte con o senza Berlusconi». Nelle parole dell’esponente finiano, come nelle più recenti dichiarazioni di Italo Bocchino, un ministro di provata fede berlusconiana individua «un’apertura». Perché «da settimane chiedevano la testa del Cavaliere, senza proporre alternative». Dopo tanti bluff la paura delle elezioni «di Fini, ma anche di Berlusconi» rilancerà l’opzione del rimpasto di governo? I sondaggi fotografano il crollo della fiducia nel premier e nell’esecutivo. 

MOZIONE ANTI BONDI
Il Pd sente «puzza di bruciato» e mantiene ferma - si discuterà il 29 novembre - la mozione di sfiducia per Sandro Bondi. «Un modo per vedere le carte di tutti, anche del Fli», chiarisce il vice presidente del gruppo alla Camera, Luciano Ventura. Ma i finiani hanno annunciato che usciranno dall’aula, mentre il governo - al momento - non pone la fiducia sulla legge di stabilità che potrebbe «imbarazzare i futuristi». L’ipotesi sul tappeto è anche quella della «integrazione o della rimodulazione dell’attuale governo». Ipotesi minima se si ricordano il crescendo di richieste Fli: Berlusconi bis, governo senza il Cavaliere, esecutivo di transizione. 

LA CRISI? UNA IATTURA
«La crisi sarebbe una iattura - ripete il Cavaliere, che punta a esorcizzare il governo tecnico - Soltanto con assoluta irresponsabilità si può pensare di mettere in minoranza il governo e un premier primo in Europa per la considerazione dei cittadini». Una situazione di stabilità e forza - insiste il Cavaliere - «grazie alla quale nella Ue ho maramaldeggiato facendo passare provvedimenti favorevoli all’Italia». Il richiamo del presidente della Repubblica alla responsabilità? Serve «stabilità finanziaria», insiste il Cavaliere. mentre la crisi di governo creerebbe problemi all’economia del Paese. I finiani? «Non ho proferito una sola parola sull’operazione di questo nuovo gruppo e di questo partito - conclude - sopporto tutto e guardo sempre al problema della stabilità italiana, al problema dei titoli di Stato che dobbiamo vendere ogni giorno: il prossimo anno sono 250 miliardi».